da Coloret.it
Il Parco del Lavia è uno splendido territorio da conservare e tutelare dove regna L’indifferenza.
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a. 1350, massaro Antonio di Colloredo di Prato
Documento del 1350; il primo in cui compare il toponimo completo di “Colloredo di Prato”.
Denunzia di un cittadino udinese, tale Filippo, contro Fulcherio Savorgnan, all’interno della quale viene vitato il massaro Antonio di Colloredo di Prato, il primo paesano di Colloredo di cui si abbia il ricordo.
(da G. Bianchi: Documenti per la Storia del Friuli dal 1200 al 1400, Vol. 33 n. 3670 riportato da F. Sguerzi: Colloredo di Prato, Campanotto ed., 1991.)
Testo integrale
“Querela Philippi q.m. Magistri Gerardi.
Philippus q.m. Magistri Gerardi de Utino asserit quod Fulcherius de Savorgnano, postquam homines de Utino iuraverunt Domino nostro Duce, personaliter cepit quendam suum massarium de Coloreto de Prato nominem Antonium quem dimisit pro frixachensibus XLVIII.
Item accepit dicto Antonio unam libram et stariun unum cum semidio siliginis et unum par stivalium. Item vestitum unum de panno et unum sachum”.
Traduzione
“Querela di Filippo, figlio del maestro Gerardo.
Filippo, figlio di un tale maestro Gerardo di Udine, asserì che Fulcherio Savorgnan, dopo che gli uomini di Udine giurarono (fedeltà) al nostro Signore, assunse personalmente un tale sua massaro di Colloredo di Prato di nome Antonio che lasciò libero in cambio di 48 denari frisacensi.
Parimenti prese all’anzidetto Antonio una libbra e uno staio e mezzo di farina e un paio di stivali. Infine un cestito di panno e un sacco”.
Il 31 ottobre.
Ogni anno veniamo bombardati dai media che parlano di Halloween. E’ innegabile che la festa stia prendendo sempre più piede fra le nuove generazioni, come uno degli appuntamenti più attesi dell’anno. Bambini mascherati che girano per le case a gridare “dolcetto e scherzetto?”, feste nei locali pubblici, nei centri piccoli e grandi e tante zucche intagliate.
Il boom odierno è senza dubbio condizionato dai media, ma è altrettanto vero che nel folklore delle regioni italiane, i giorni che vanno dalla vigilia di Ognissanti, cioè dal 31 ottobre, al giorno di San Martino, 11 novembre, sono legati da un continuum celebrativo della commemorazione dei morti al momento della fine dell’annata agraria.
Il termine Halloween deriva dal fatto che il 31 ottobre è la vigilia di Ognissanti. Il 1° novembre è denominato in inglese “All Hallows’ Day”. A questo punto occorre tenere presente che presso i popoli antichi il giorno non incominciava allo scoccare della mezzanotte, bensì qualche ora prima, al tramonto. Quindi, la vigilia di Ognissanti è denominata “All Hallows’ Eve” (dove “eve” sta per “vigilia”). Da lì ad Halloween il passo è breve. In realtà i festeggiamenti iniziavano una settimana prima e si concludevano una settimana dopo.
Le origini di questa festa risalgono all’epoca in cui le isole britanniche erano dominate dalla cultura celtica, prima che l’Europa cadesse sotto il dominio di Roma. L’anno nuovo, allora, cominciava con il 1° novembre e tutte le divinità venivano ricordate ed evocate a titolo di ringraziamento ed auspicio per l’anno entrante.
E questo da ben prima che la Chiesa, nel medioevo, cristianizzasse tali ricorrenze dedicando il 1° novembre a “Tutti i Santi” (Papa Gregorio Magno nell’anno 835) e, più tardi (sec. X), il 2 novembre ai “Morti”. Questo a dimostrazione del fatto che il bagaglio tradizionale della festa ha non solo derivazione europea, ma anche una larghissima diffusione, che supera i confini della cultura celtica.
Tale momento del calendario era stato un vero e proprio capodanno ed un importante spartiacque stagionale ed agrario. Lo dimostrano vari usi civili e giuridici tradizionali come la scadenza dei fitti e dei contratti colonici; l’uso delle strenne, delle divinazioni, e la credenza di un corale “ritorno dei morti”. Se i bambini girano per le case a chiedere dolci, mascherati per impersonare le creature dell’aldilà, un tempo in molte regioni italiane in quei giorni, ugualmente bambini o poveri, simbolicamente “vicari” dei morti stessi, questuavano, magari mascherati, in una chiara rappresentazione dei defunti.
Un corredo tipico della festa odierna sono le zucche svuotate ed intagliate a rappresentare un teschio. Anche questa usanza, tra Ognissanti e San Martino, era diffusa in molte località nostrane, e ben prima che fosse introdotta oltre oceano dagli immigrati europei (tra il 1845 ed il 1850, a seguito di una malattia che devastò le coltivazioni di patate).
L’uso delle zucche vuote e/o intarsiate a guisa di faccia mostruosa e spettrale per spaventare, grazie a delle candele accese all’interno, i defunti che vagano per le strade alla ricerca dei vivi da portare via con sé, si diffusero in modalità diverse in tutta Europa.
Questa “nuova festa” in verità ha dunque ben poco di nuovo: essa, infatti, finisce per essere una ripresa di tradizioni che si erano abbandonate, dimenticate o in qualche modo snaturate.
L’odierna impronta consumistica della ricorrenza nulla deve togliere a questa realtà di fatto. Chi asserisce che la celebrazione nulla avrebbe a che fare con le nostre tradizioni, non è dunque nel giusto, perché per forme e significati essa è unita da robusti collegamenti al nostro passato e pure ad un contesto folklorico del presente.
Oggi i bambini ed i giovani si sono entusiasticamente riappropriati di tale festa, ed in questo modo sono tornati ad essere protagonisti di una celebrazione folklorica dopo che, per vari motivi, non avevano quasi mai l’abitudine e la possibilità di essere al centro delle questue. Sarebbe bello ed utile aggiungere al loro entusiasmo ed al loro divertimento anche una maggiore consapevolezza rispetto a ciò che stanno facendo e rappresentando.
Questo è il nostro compito.
Curiosando nell Archivio Parrocchiale
Ricorre quest’anno il primo centenario della presenza a Colloredo di Prato della statua della Madonna del Rosario, venerata nella Chiesa Parrocchiale.
Era, infatti, il 1909 quando il parroco don Giuseppe Polentarutti, interprete ed esecutore della volontà dei parrocchiani, acquistò da una rinomata ditta di Ortisei, in Val Gardena, la statua della Vergine con Bambino collocata ora nella nicchia nella parte sinistra della navata.
Il curato prese contatto con la premiata ditta di scultura in legno Ferdinando Demez già nel mese di aprile dando poi indicazioni sulle caratteristiche della statua. Ottenuto il preventivo chiese uno sconto sul prezzo ritenuto eccessivo rispetto a quando indicato nel catalogo (L. 320). In luglio venne trovato un accordo e, quindi, fu data conferma dell’ordine con consegna il 20 settembre: l’altezza della statua doveva essere di 155 cm e il prezzo concordato 410 lire, franco stazione ferroviaria di Udine.
Ai primi di settembre la ditta Demez informò il parroco che era stato portato a termine l’intaglio della statua e stavano provvedendo alla sua pittura che don Polentarutti aveva raccomandato fosse eseguita con cura anche nella parte posteriore perché la sacra immagine avrebbe dovuto essere portata in processione. L’artista garantiva che “La Madonna è bella, di sua soddisfazione”.
Nelle memorie della Parrocchia risulta che don Polentarutti, che era giunto a Colloredo nel 1904, fece fronte alla spesa (ammontante complessivamente a 450 lire) grazie al legato testamentario del parrocchiano Pietro Zilli fù Pietro.
La Beata Vergine del Rosario venne insediata il 26 settembre 1909, anniversario della dedicazione della Chiesa parrocchiale. La cerimonia fu particolarmente solenne e per la benedizione della statua e per il discorso celebrativo fu invitato il prof. Mons. Luigi Paulini, insegnante di teologia morale nel Seminario arcivescovile.
Nello stesso giorno, insieme alla benedizione della statua, furono inaugurate la bussola d’ingresso, realizzata dal falegname Raimondo Della Mora e la scala in ghisa per l’accesso in cantoria, opera della ditta Broili.
L’anno prima la Vicinia e la Fabbriceria avevano provveduto alla realizzazione della nicchia per la collocazione dell’immagine della Madonna (precedentemente conservata “nella soffitta della scuola vecchia”), coprendo la spesa (L. 670,70) con il ricavato dell’estrazione della ghiaia da parte della popolazione. I capi famiglia di Colloredo, organizzati nella Vicinia, avevano, infatti, vinto l’appalto indetto dal Comune per l’inghiaiamento delle strade del paese. Era questa un’usanza ormai consolidata che, unita ai proventi derivanti dalla “vendita dell’erba e della foglia” di gelso, ha consentito nei vari anni diversi interventi per abbellire la Chiesa, per il mantenimento del cappellano e per far fronte alle spese della parrocchia.
G.C. (dal Bollettino Parrocchiale di Colloredo di Prato – Dicembre 2009)
All’imbocco dell’antica Strada Trevisana, a Bonavilla, è stato posizionato il pannello storico-turistico bilingue dedicato alla storia del Beato Bertrando di San Genesio.
L’iniziativa è stata dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Pasian di Prato.
Vedere immagine allegata.
1867 – 1927
La fotografia allegata è apparsa anche sul Messaggero Veneto di giovedì 8 Luglio 2010 nella rubrica “La foto-ricordo”.
Aiutateci a ricostruire quest’immagine storica, inviandoci i nomi delle persone che riuscirete a riconoscere, del luogo dove è stata ripresa e quant’altro.
Trattasi ormai di un documento storico del nostro Paese e quindi sarebbe utile riuscire a ricostruire interamente il gruppo.
Quello che possiamo finora sapere è che trattasi di un gruppo di coscritti del 1867, che si è ritrovasto nel 1927 in occasione del sessantesimo compleanno.
Se avete dati da segnalarci, scrivete a info@procolloredo.it
Martedi’ 3 aprile 2018
* Martedì 3 Aprile 2018, alle ore 17.30 presso la sala di via Asilo 9 (primo piano, sopra la scuola materna), il prof. Vito Sutto, in occasione della “Fieste de Patrie dal Friûl”, ha presentato la mostra dal titolo “Incontro con l’Arte”, dipinti e mosaici di Nello Peressini.
La mostra si è potuta visitare anche venerdì 6 Aprile, dalle ore 17.00 alle ore 19.00, Sabato 7 e Domenica 8 Aprile dalle ore 10.00 alle ore 12.30 e dalle ore 16.00 alle ore 19.00.
All’inaugurazione ha presenziato anche il Sindaco di Pasian di Prato.
Vedi in allegato immagini di alcune opere di Nello Peressini.
In allegato video dell’inaugurazione della mostra, vai a >>>>>>>>>>
Indice:
Una panoramica di Colloredo di Prato, a cura di Piero Basaldella.
Fonte: www.facebook
